Alaska (2011)

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Si è conclusa la spedizione di Accademia Kronos in Alaska e in Canada, guidata dal nostro socio e responsabile regionale della Lombardia Giorgio Meroni. Lo scopo era conoscere i veri problemi causati dal riscaldamento globale in quelle aree geografiche. Il primo incontro avvenuto ad Anchorage, capoluogo della regione, ha messo subito in risalto il principale problema: lo scioglimento del permafrost. L’intervista si è tenuta con uno dei rappresentante degli Inuit, popolazione esquimese che vive in Alaska.

Si scioglie il permafrost e le case crollano – villaggio Inuit di Shishmaref

Holm: -”Con il repentino scioglimento del permafrost stanno collassando costruzioni, strade e infrastrutture che da oltre un secolo avevano le fondamenta su questa terra ghiacciata. Con l’aumento della temperatura e il ripetersi di estati secche nelle foreste dell’Alaska e del Canada di moltiplicano gli incendi e le invasioni di parassiti che una volta non si spingevano così a nord. Il cambiamento climatico, due volte più sensibile rispetto alle altre aree del pianeta, sta mettendo a rischio la vita dei grandi mammiferi marini polari e degli stessi orsi polari. Sta scomparendo tutto ciò che ha costituito la vita dei nativi Inuit.

Dendroctonus Ponderosae

Dendroctonus Ponderosae

Dal 2000 ad oggi la temperatura nell’Artico è salita di 4 gradi, in trent’anni il ghiaccio è diminuito del 36%. Conseguenze devastanti, se non si imporrà soprattutto agli USA di evitare di immettere nell’atmosfera tanto gas serra come fa oggi. Intanto molti Inuit hanno dovuto abbandonare i loro villaggi e scendere più a sud. Il problema dei cambiamenti climatici li stiamo drammaticamente vivendo noi per primi su questo pianeta….”

Si scioglie il permafrost e le case crollano – villaggio Inuit di Shishmaref
Lungo il viaggio un orso “un po’ nervoso” ha cercato di aggredire i componenti della spedizione, per fortuna il fuoristrada è stato più veloce dell’orso.
A nord del Canada un’altra intervista con i forestali, dalla quale si è scoperto che sia in Alaska che in tutto il Canada un piccolo insetto sta distruggendo tutte le loro foreste di conifere.
A causa del riscaldamento globale del pianeta da qualche decennio abbiamo iniziato a fare i conti con insetti che nel passato neppure si conoscevano nel nostro Paese, come ad esempio le micidiali zanzare tigre originarie del Sud est asiatico ed ora ben locate su tutto il Mediterraneo. Ma oltre a ciò da qualche tempo ci troviamo a fare i conti con schiere di insetti killer che stanno distruggendo i nostri alberi, tutti insetti provenienti dall’esterno e che con l’aumento dell’umidità nell’aria e con gli inverni sempre più miti hanno trovato da noi il loro habitat perfetto. Tra questi la vespa cinese, meglio conosciuta con il nome di cinipide che sta uccidendo i nostri castagni e il punteruolo rosso che di fatto ha sterminato già in Italia centinaia di migliaia di palme e la tignola orientale del pesco che minaccia seriamente le nostre piante da frutto ( drupacee e pomacee coltivate). Tutto questo è il risultato da una parte del riscaldamento globale e dall’altro dall’uso incosciente e disinvolto dei pesticidi che di fatto hanno eliminato gli insetti entomofagi e gli uccelli insettivori. Ora la spedizione scientifica di Accademia Kronos ha incontrato una delegazione di forestali ed entomologi i quali hanno messo in allerta i nostri ricercatori sul rischio di una nuova invasione di insetti in Europa. Insetti questi che di fatto stanno distruggendo tutte le foreste di conifere dell’Alaska e del Canada.
Questi killer degli abeti e dei pini sono minuscoli e insidiosissimi mountain pine beetle: scarafaggi dei pini di montagna, il cui nome scientifico è “dendroctonus ponderosae”, tecnicamente, coleotteri. Sono proprio le larve di questo insetto grande pochi millimetri, deposte al caldo delle cortecce dei pini, a provocare la morte di alberi anche secolari. Se l’insetto depone le sue uova scavando un tunnel all’interno del tronco, durante tutto l’inverno le larve scavano gallerie che “cercinano”, questo il termine tecnico, la pianta. Ne distruggono il sistema di circolo della linfa, provocando, di fatto, la morte dell’albero.Secondo gli scienziati canadesi la risposta di questa catastrofe forestale sta nel fatto che fino a poco tempo fa, il processo rispettava l’equilibrio naturale: il dendroctonus colpiva principalmente alberi anziani e malati, meno resinosi e quindi più facili da attaccare. Gli inverni rigidi, che in Alaska e nel nord del Canada facevano registrare 40 sotto zero, decimavano larve e coleotteri. Ma ora che gli inverni sono più miti, sopravvive un numero maggiore di larve, che d’estate si schiudono e attaccano in massa gli alberi sani. Gli insetti hanno ormai raggiunto zone dove il clima è più temperato ed ora nemmeno un inverno particolarmente rigido è più in grado di fermarne la crescita. Va inoltre considerato che l’ultimo inverno nordamericano, malgrado le mega-nevicate, “è stato, globalmente, il secondo inverno più caldo da quando si è cominciato a misurare le temperature 130 anni fa.

Questi studiosi canadesi hanno chiesto ai componenti della nostra spedizione ad invitare i governi europei a non importare conifere non lavorate, ossia ancora con la corteccia, ma solo legname già lavorato e trasformato in assi. Il pericolo è che qualche larva e le uova di questo insetto xilofago ( che si nutre di legno ) possano sopravvivere ed iniziare a colonizzare i boschi europei.

La direzione di Accademia Kronos ha subito informato gli uffici competenti del nostro Ministero delle Politiche Agricole, fornendo anche una più dettagliata documentazione.
Ma la catastrofe delle foreste del nord America non è soltanto la perdita degli alberi. Queste foreste, che un tempo erano un prezioso alleato nell’assorbimento di CO2, si stanno trasformando in un’ulteriore minaccia perché, una volta morti, gli alberi sono ancora più facilmente infiammabili e, quindi, diventano ottimi inneschi per gli incendi, naturali o dolosi che da qualche anno stanno interessando tutto il nord America. Tali incendi, uniti al metano emesso dal permafrost che si sta sciogliendo, stanno immettendo nell’atmosfera tanto di quei gas serra che a breve vanificheranno tutti gli sforzi delle nazioni della Terra per mitigare il clima.