SPEDIZIONE AUSTRALIA
Ambiente - sbiancamento coralli e misteri
Nel precedente numero avevamo accennato all'ultima spedizione di Accademia Kronos in Australia organizzata per indagare sui fenomeni negativi sull'ambiente naturale prodotti dai cambiamenti climatici. Questa di effettuare spedizioni in aree a rischio distruzione o già degradate del pianeta è un "obbligo" sancito dal nostro stesso statuto. Iniziammo questo nostro impegno 10 anni fa con la foresta Amazzonica e poi di seguito: Patagonia, Yemen, Congo, Perù, Sudan, Australia ed ora Golfo del Messico. Tra giorni a questo elenco si aggiungerà il Costarica.
Tornando all'Australia presentiamo ora la relazione definitiva della spedizione.
Si è conclusa nel mese di settembre 2010 la spedizione Koala Expedition, organizzata da Accademia Kronos e con la partecipazione di sponsor locali che ha visto come protagonisti per un mese i due ingegneri Giorgio Meroni e Marilena Laveneziana della sezione AK di Lecco.

Giorgio Meroni e Marilena Laveneziana

Canguri in libertà
Un interessante viaggio tra territori selvaggi e incontaminati, alla scoperta della misteriosa cultura aborigena. Un viaggio indubbiamente "introspettivo", attraversato da un vortice di emozioni, paure e stupori.
I due soci di Accademia Kronos hanno descritto l'Australia come un paese affascinante, dove sin dai primi minuti si viene a contatto con la meravigliosa wildlife locale: canguri, wallaby, emu, dromedari, dingo e tanti altri piccoli animali che popolano i paesaggi australiani. Lo scopo era anche quello di valutare lo stato di salute della grande barriera corallina del Pacifico, nonché, aspetto questo relegato più alla sfera dei misteri, visitare una zona impervia a 100 Km da Sidney, dove sono stati ritrovati dei geroglifici egizi.
Nel corso della spedizione Meroni e Laveneziana hanno mappato circa 5000 km di strade con la strumentazione GPS. Un lavoro corposo al termine del quale sono stati rilevati sentieri, visitor center, benzinai, corsi d'acqua, punti panoramici ed ogni elemento ritenuto necessario per la realizzazione della nuova cartografia che potrà essere caricata sui navigatori satellitari ad uso di tour operator, escursionisti e di coloro i quali lavorano nel settore della sentieristica naturalistica e della cartografia in genere.
Nel corso del viaggio i due “esploratori” hanno avuto l’opportunità di entrare in contatto con l’affascinante e remota cultura aborigena, cominciando proprio da Ayers rock, la formazione rocciosa collocata tra le sabbie rosse del North Territory che gli abitanti locali rappresentano come punto di incontro tra il mondo degli uomini e quello degli dei.
Uluru - Ayers Rock
Per gli aborigeni il sogno è la realtà, mentre questa che viviamo quotidianamente non è realtà, ma solo illusione. Questa visione filosofica degli aborigeni è servita ai creatori di "Matrix" per costruire i loro film. Il viaggio è poi proseguito attraverso il Kakadu National Park, Patrimonio dell’Umanità ricco di antiche gallerie d’arte rupestre, dove è tracciata la storia degli aborigeni vissuti in questa regione fino a 50.000 di anni fa.

Raffigurazioni straordinarie come quelle situate a Ubirr Rock, dove i due ingegneri lecchesi hanno potuto ammirare alcuni rari esempi di incisioni e pittura rupestre, in particolare quelle “a raggi x”, che mostrano uomini e animali rappresentati con il loro scheletro e le visceri.
“É proprio nel Kakadu che ci si può rendere conto di come gli aborigeni siano stati sottratti con la forza alla loro vita “naturale” per crescere sotto la custodia dello Stato, delle missioni cattoliche oppure affidati a genitori adottivi bianchi per essere educati come bianchi e inseriti negli stereotipi della civiltà occidentale-, ci dice Giorgio,- oggi purtroppo molti aborigeni vivono ai margini delle città o in remote aree dell'Australia, con seri problemi di salute e difficoltà economiche”.
La spedizione ha successivamente condotto i due ingegneri attraverso gli enormi termitai del Litchfield National Park, nel “deserto dei Pinnacoli” del Nambung National Park, tra i delfini della Shark Bay e davanti ai famigerati “dodici apostoli”, un’impressionante serie di scogliere e faraglioni sorvolati in elicottero.
Ultima tappa nella Great Barrier Reef, la barriera di corallo più grande del mondo e che si estende per 2600km, su di una superficie di circa 344.400 km2.
Indossata una muta, i due soci hanno esplorato le acque trasparenti dell'oceano, non eccessivamente fredde, trovandosi subito circondati da una miriade di pesci tropicali, tutti diversi e coloratissimi. Sfortunatamente lo “sbiancamento dei coralli” è un fenomeno distruttivo che sta colpendo la barriera corallina e il suo ecosistema, in particolare la simbiosi tra i polipi del corallo e alcune alghe unicellulari fotosintetizzanti della famiglia delle Zooxanthellae. Il colore caratteristico di ogni specie di corallo è dato dall'alga e diventa vivido in proporzione alla concentrazione di questo microorganismo; quando sussiste un'alterazione dell' ecosistema, i polipi del corallo espellono l'alga simbiotica, facendo assumere alla struttura calcarea una colorazione più pallida o lasciandola completamente bianca, da cui il nome del fenomeno. Fortunatamente una grande parte della barriera corallina è protetta dal Parco Marino della Grande Barriera Corallina, che contribuisce a limitare l'impatto umano, come ad esempio l'eccessivo sfruttamento e il turismo. Gli scienziati ritengono che questo fenomeno dello sbiancamento sia dovuto dall'alterazione termica dell'oceano Pacifico; alterazione dovuta in parte ai cambiamenti climatici.

Barriera corallina sana
Barriera Corallina malata
Purtroppo il tempo per tornare in Italia scadeva e, quindi, abbiamo potuto dedicare solo poche ora per fare una velocissima visita nella foresta del Parco Nazionale della Hunter Valley, cento chilometri a nord di Sydney, dove su un breve costone roccioso, nascosto dalla vegetazione in una fenditura di una roccia simile ad una grotta ed accessibile solo dall'alto, alcuni anni fa furono scoperte delle incisioni che, come potete vedere dalle due foto, raffigurano il dio Anubi egiziano e altri geroglifici. Questi ultimi narrano di un naufragio di una nave egizia.

Esistono pochissime persone al mondo capaci di tradurre questa antichissima scrittura,tra questi l'egittologo Ray Johnson. Questo scienziato ha affermato che tali incisioni risalgono a 4.500 anni fa e raccontano la tragica storia di antichi esploratori naufragati in una terra straniera ed ostile e della prematura morte del loro comandante, membro della reale famiglia "RA-JEDEF" ricordato come re dell'alto e basso Egitto, figlio di "KHUFU" (ossia Cheope), a sua volta figlio del re "SNEFERU";
Tale spedizione fu intrapresa dopo il regno di Cheope, tra il 2748 ed il 1779 a.C. ed i geroglifici furono incisi sulla roccia da uno scriba su dettatura di un comandante della ''nave'' Questa incredibile storia dimostra non solo che gli antichi egizi erano a conoscenza dell'esistenza del continente australiano ma che erano anche in grado di raggiungerlo!...ma come?...il percorso via mare,tra Egitto ed Australia e' una distanza immensa!...e gli scali intermedi avrebbero forse dovuto lasciare delle tracce che in realtà' non sono state ancora trovate. Questo è un grande enigma che cercheremo di risolverlo in una prossima spedizione in Australia, sempre però trovando i giusti sponsor, visto che Accademia Kronos al momento non ha più money.
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