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Questo spazio concordato con il Comitato Cambiamenti Climatici del MiPAF e con l’ENEA, fornirà (con aggiornamento settimanale) dati relativi alle variazioni climatiche sul pianeta e sul bacino del Mediterraneo.

Gli enti internazionali di riferimento saranno:
Il Servizio Meteorologico Britannico, il NOAA, il Centro Studi sul Clima della Columbia University ed altri centri di ricerca sulla fisica dell’atmosfera che citeremo volta per volta



 METEONOTIZIE DEL 06.09.10

PREVISIONI DAL 06 AL 12 SETTEMBRE

Una settimana questa che soprattutto al nord ci dà un primo assaggio dell'autunno, su parte del centro e del sud invece ancora estate. Vediamo ora cosa ci dicono gli amici di: www.ilmeteo.it

Tra LUNEDI 6 e DOMENICA 12 Settembre
(attendibilità alta 70 %)


cartinaEVOLUZIONE METEO


ATTENZIONE: dalle ultime elaborazioni meteo si conferma che la perturbazione in approfondimento tra le isole britanniche e la Francia, interesserà direttamente l'Italia dal 5 Settembre. Si aprirà un lunga fase dal tempo tra il variabile e l'instabile particolarmente sulle regioni del nord ed a tratti al centro. Fino al 12 Settembre il vortice perturbato estenderà la sua azione subito sulla Francia per poi isolarsi sulla Spagna. Esso piloterà verso l'Italia fronti instabili con venti umidi atlantici. Per la settimana presa in esame attendiamo dunque il transito di sistemi nuvolosi più o meno intensi, con piogge e temporali a carattere sparso. Le nubi più intense ed il più alto rischio di precipitazioni, resteranno al nord-ovest, Alpi, Prealpi, poi Triveneto e parte del centro. Temperature in aumento al centro-sud per venti in prevalenza meridionali, locali diminuzioni ove piovoso o temporalesco, specialmente al nord.

STATO DEL CIELO
Nuvolosità diffusa al nord, specie in prossimità dei rilievi del nord-ovest, Venezie e temporaneamente anche sul restante territorio. Variabilità al centro-sud dove comunque si attendono le più ampie schiarite per tutto il periodo preso in esame, maggiori addensamenti sulla Toscana, Umbria e Marche. Al sud bel tempo con probabile peggioramento dall'8 Settembre.

PRECIPITAZIONI
Aumento del rischio di pioggia a partire dal nord-ovest, Triveneto, Liguria e alta Toscana entro il 6 Settembre e ancora per i giorni successivi. Fenomeni che si estenderanno su parte del centro-sud e Sardegna. Resterà inizialmente asciutto sulla maggior parte del sud e sulla Sicilia con qualche rovescio più probabili in Appennino. Ancora difficile valutare la persistenza della fase di maltempo che ad oggi pare indicativamente estendibile fino all'11-12 Settembre.

TEMPERATURE
Valori in ulteriore aumento fino al 7-8 Settembre ma intorno alla media stagionale con caldo debole solo al sud dove spireranno venti caldo-umidi di origine nord africana. Diminuzioni termiche diffuse al nord, specie ove persisterà la pioggia o si verificheranno manifestazioni temporalesche.

>>> Clicca qui per un filmato delle previsioni meteo <<<


 METEONOTIZIE DEL 06.09.10

ACCADE NEL MONDO

 

Rinnovabili. Da Mit sistema energia pulita 'casalinga'

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Obiettivo: dotare ogni casa di una mini centrale elettrica
Roma, 2 set. (Apcom) - Un nuovo e potente catalizzatore in grado di produrre energia pulita "fatta in casa" e personalizzata per il riscaldamento e il raffreddamento delle abitazioni e per l'alimentazione di macchinari e vetture è stato presentato in anteprima nel corso di una riunione dell'American Chemical Society dai ricercatori del Dipartimento di Chimica del Massachusetts Institute of Technology (Boston, Usa) guidati da Daniel Nocera. Il sistema consisterebbe in pannelli solari posti sul tetto in grado di produrre elettricità per il riscaldamento e l'illuminazione della casa e per ricaricare le batterie delle automobili. Le eccedenze di produzione elettrica andrebbero convogliate in un "elettrolizzatore", dispositivo che scompone l'acqua nelle sue due componenti, idrogeno e ossigeno, che a loro volta verrebbero immagazzinati in serbatoi. Di notte, in assenza del sole, sarebbe proprio la combustione di idrogeno e ossigeno, attraverso una particolare cella, a produrre energia elettrica e acqua potabile come prodotto "di scarto". Un sistema, spiegano i ricercatori, che dovrebbe produrre energia elettrica pulita 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana, anche in assenza del sole. "Il nostro obiettivo è dare a ogni casa la propria centrale elettrica", conclude il leader della ricerca Daniel Nocera.

Copyright APCOM (c) 2008

 METEONOTIZIE DEL 23.08.10

ACCADE NEL MONDO

I CLIMATOLOGI, I METEOROLOGI E I FISICI DELL'ATMOSFERA SI INTERROGANO PERCHE' NON CI CAPISCONO PIU' NULLA!

Fino a qualche anno fa l'aumento della temperatura terrestre era imputabile al 99% alle attività antropiche, ma poi dall'astronomia è arrivata la notizia che si stanno riscaldando tutti i pianeti del sistema solare e, quindi, la colpa dell'effetto serra terrestre è imputabile anche allo spazio. Poi, ancora, tra il 2009 e il 2010 sull'Europa si è abbattuto un inverno rigido che non si ricordava da decenni e, infine, si è riscontrato, attraverso attente osservazioni scientifiche, che il Polo Nord va rapidamente fondendosi, mentre il Polo Sud va aumentando nel suo spessore di ghiaccio. Ancora una volta la grande scienza illuminata deve abbassare la testa e cercare di capire. Questo lo facciamo anche noi attraverso due servizi di noti studiosi del settore. Se trovate una risposta fatecela conoscere!

Agosto 2010, ore 08.48


Anomalie climatiche: Antartico, perché i ghiacci crescono?
di Luca Angelini

Il trend di forte incremento della banchisa antartica ripropone le mai sopite battaglie climatiche all'ultimo dato. L'Antartico cresce: il riscaldamento è davvero così globale?

A ritmo pressoché regolare, e nella fattispecie ogni qualvolta non se ne parli per un certo lasso di tempo, ecco rispuntare a rotazione le problematiche relative all'andamento climatico di quella piuttosto che di quell'altra zona. Recentemente sono apparsi su alcuni quotidiani a testata nazionale notizie che dipanerebbero il mistero, se così si può dire, della crescita abnorme dei ghiacci antartici rispetto al perdita altrettanto pesante di quelli artici.
Le teorie, perché di questo si tratta e nulla più, spacciate per nuove in realtà mettono sul piatto problematiche già dibattute a suo tempo e rivelatesi non corrette. Che il riscaldamento della bassa troposfera nell'emisfero meridionale del Pianeta, e in modo particolare alle alte latitudini, sia inferiore a quello Boreale lo mettono nero su bianco i dati satellitari. Anzi, a latitudini antartiche il trend è verso un generale seppur lieve ribasso delle temperature.

A questo punto la spiegazione dei motivi che portano il Continente Antartico a svincolarsi dai dettami del "warming" (non più global a questo punto) viene attribuita a: 1) l'apertura del buco dell'ozono. 2) la maggior quantità di vapore acque presente che ha fatto aumentare le precipitazioni nevose. 3) il rinforzo della Corrente Circumpolare.
Per quanto riguarda il punto 1 siamo rimasti semplicemente attoniti alla lettura di tale affermazione. Ma come, ci hanno inculcato che il buco dell'ozono danneggia i ghiacci e ora invece ci dicono il contrario. "Il buco dell'ozono rafforzerbbe la Corrente Circumpolare, costringendo il gelo antartico a rimanere intrappolato entro il Circolo Polare". In realtà non ci sono prove scientificamente convalidate e dimostrate che il buco dell'ozono, fenomeno che si verifica puntualmente durante la primavera antartica oggi come nei decenni passati, incida sulla corrente oceanica che ruota attorno al Continente di Ghiaccio.
Riguardo il punto 2, la maggior quantità di vapore acqueo presente nell'aria e con esso la maggior quantità di precipitazioni (in realtà oltretutto non registrato) sarebbe possibile se effettivamente la temperatura media a livello troposferico fosse aumentata, cosa che invece non è (vedi ancora il responso dei sensori satellitari). Ma soprattutto si evince una palese contradizione con il punto 1, secondo il quale grazie alla Corrente Circumpolare, il gelo avrebbe spada tratta sull'Antartico. Allora è il gelo a preservare i ghiacci, non l'aumento delle precipitazioni.

Che dire del punto 3: ne abbiamo già tracciato le linee dibattendo i primi due punti. A tal proposito aggiungiamo invece che proprio la Corrente Circumpolare, a seguito di alcune modifiche di percorso intraprese negli ultimi anni, ha causato la redirezione di acque oceaniche più tiepide verso la Penisola Antartica, unico settore del Continente ad aver assistito realmente ad una lieve risalita delle temperature.
Proprio in questo settore avvengono i famosi crolli catastrofici di iceberg, puntualmente dati in pasto all'opinione pubblica onde convincerla di una ennesima menzogna climatica, quella di un Antartico che si riscalda.



 METEONOTIZIE DEL 23.08.10

ACCADE NEL MONDO

OCEANO ATLANTICO CALDISSIMO NEL 2010, SCOPRIAMO I FATTORI SCATENANTI

L'ente americano NOAA ha reso noti i dati delle anomalie termiche delle acque superficiali dell'Atlantico. Nel mese di luglio si è avuta la seconda anomalia in assoluto più alta dopo quella del 1998, unico anno più caldo rispetto al 2010.


 METEONOTIZIE DEL 02.08.10

ACCADE NEL MONDO

LA RUSSIA E' PRECIPITATA NELL'INFERNO


Non accadeva a memoria d'uomo d'avere temperature intorno ai 40 gradi a Mosca e nel resto della Russia, un'improvvisa accelerazione di quello che da sempre noi chiamiamo effetto serra. Un inferno senza fine, dove anche le torbiere hanno preso a bruciare solo per effetto del grande caldo. Anche il luogo più freddo del continente asiatico Ojmjakon ha fatto registrare 34 gradi. In tutta la Russia, esercito, vigili del fuoco e volontari sono impegnati a contenere gli innumerevoli fronti di fuoco. Fino al momento 30 sono le vittime e altrettanti i dispersi. Ma non è solo la Russia ad essere precipitata nell'inferno di caldo e di fuoco, stessa situazione si registra in Finlandia e parte della Svezia, più ad occidente stessa cosa sta capitando al Portogallo e alla Spagna. In  Cina e in Pakistan invece si è scatenato il "diluvio universale" con già 1000 morti affogati. Qualcuno pensa che questo sia l'inizio delle predizioni Maia, la cui catastrofe globale dovrebbe avvenire il 21 dicembre 2012. Forse è solo superstizione, ma quello che sta accadendo in questi ultimi anni fa molto pensare ( leggi anche in questo stesso sito  il fenomeno del riscaldamento di tutto il Sistema Solare sul nostro notiziario di agosto)....   


 METEONOTIZIE DEL 02.08.10

ACCADE NE L MONDO

Accelerazione del riscaldamento e della salinità nell'ultimo ventennio, focus concentrato sugli strati profondi del mare
La lunghissima serie di dati di temperatura e salinità analizzati dal 1900 ad oggi confermano il progressivo riscaldamento delle acque del Mediterraneo. Questo processo si è accelerato soprattutto dal 1990, non a caso in coincidenza con la crescente fase di riscaldamento del clima terrestre.


Il Mare Nostrum non gode certo d'ottima salute e, seppure con locali oscillazioni, sta manifestando un costante ed inarrestabile riscaldamento da ormai oltre mezzo secolo. Questi sono i risultati assolutamente eloquenti a cui sono arrivati innumerevoli studi, anche i più recenti e completi condotti da ricercatori spagnoli, oltre che dall'Istituto Marino specializzato del CNR di La Spezia.


In Spagna, grazie alla collaborazione fra l'Istituto Spagnolo di Oceanografia (IEO) e l'Istituto di Scienze Marine di Barcellona (ICM), si è ricostruita la serie più lunga di temperatura e salinità del Mediterraneo Occidentale, dal 1900 al 2008. Nel loro studio, i ricercatori hanno analizzato i livelli di temperatura e di salinità dei tre strati del Mediterraneo: lo strato superiore, compreso dalla superficie fino a 200 metri di profondità (valutazione dell'acqua atlantica in ingresso dallo Stretto di Gibilterra), lo strato centrale fra i 200 ed i 600 metri e quello più profondo dai 600 metri fino ai fondali. I dati sono stati raccolti nel Mare di Alboran, nel Mare fra la Catalogna e le Baleari, Golfo del Leone, Mar Ligure, Mar Tirreno e nel bacino algerino.


E' stato dimostrato che le acque si sono progressivamente riscaldate per tutto il ventesimo secolo, con accentuazione di questo processo dopo la metà degli anni '70 e ancor più dal '90 in poi. L'incremento di temperatura interessa senza ombra di dubbio gli strati profondi (molto più importanti rispetto a quelli superficiali esposti a cambiamenti ciclici per le mutevoli situazioni climatiche) con evidenti correlazioni rispetto alla crescita della temperatura dell'aria dell'Emisfero Nord e con il calore assorbito dall'Oceano Atlantico. Questo ha fatto in modo che il bacino semichiuso del Mediterraneo si prestasse ad essere un ottimo indicatore dei cambiamenti in atto per quanto concerne il clima della Terra su scala più ampia.


Ogni anno la temperatura dello strato profondo del Mediterraneo aumenta di circa 0,002°C ed il suo livello di sale aumenta di 0,001 unità di salinità. Questi cambiamenti, dall'apparenza così minima, si verificano ad un ritmo più rapido dal 1990 e richiedono un enorme quantità di calore, dati i volumi enormi occupati dal mare soprattutto in profondità. Naturalmente, ora questi dati necessitano di ulteriori conferme dal monitoraggio degli anni a venire.


Anche gli studi e le osservazioni condotti in Italia (ISMAR del Cnr di La Spezia) sono arrivati alle medesime conclusioni in merito alla tendenza dell'acqua a divenire sempre più calda e salata. E' stato peraltro appurato come questa tendenza abbia subito la maggiore accelerazione dal 2005: in 4 anni la salinità è aumentata mediamente di 0,024, mentre le temperatura di 0,042°C e si tratta di un trend notevolissimo e superiore agli studi precedenti.


Ciò sta destando dunque non poche preoccupazioni per le possibili conseguenze sui delicati equilibri dell'ecosistema del Mediterraneo, che peraltro potrebbe avere conseguenze diretta sull'Atlantico, visto il canale comunicante di Gibilterra (pur avendo una profondità relativamente ridotta, circa 300 metri): un maggiore apporto di calore e di sale dal Mediterraneo potrebbe ipoteticamente interagire con la circolazione termoalina ed i meccanismi che mantengono in moto la Corrente del Golfo. La circolazione termoalina è causata dalla diversa densità delle acque superficiali rispetto a quelle sottostanti, garantendo il rimescolamento degli strati profondi.


Il Mediterraneo è uno dei pochissimi bacini al mondo ove avviene la convezione termoalina di grandi masse d'acqua: quelle dense (ricche peraltro di CO2) che si producono nel Golfo del Leone, nel Mar Ligure e nel bacino catalano (per effetto di venti freddi e secchi continentali) tendono a sprofondare ed espandersi, innescando così un processo di circolazione verticale e orizzontale dell'acqua, essenziale per la vita.


APPRONDIMENTO Con l'ausilio dei grafici elaborati dal Gruppo Oceanografico dell'INGV, è davvero curioso vedere qual è l'andamento della salinità durante l'anno (i picchi maggiori si riscontrano in genere fra fine agosto ed inizio ottobre, quindi si tratta di un ciclo a braccetto con il riscaldamento termico), ma ancor più significativo è il riferimento all'andamento della salinità dell'ultimo decennio (secondo grafico in basso), dal 1999 ad oggi: come possiamo notare, è un grafico che sale con costanza e regolarità. I picchi più alti risalgono appena al 2009, non appare certo così improbabile l'ipotesi che possano battersi già nel 2010.


immagine 2 del capitolo  del reportage 18460

Andamento dei livelli di salinità sul Mediterraneo negli ultimi mesi, dal maggio 2009 alla fase attuale. Si noti come nel raffronto di maggio, giugno e luglio i livelli di sale appaiono più alti attualmente nel 2010. Fonte Gruppo Oceanografico dell'INGV


immagine 3 del capitolo  del reportage 18460

Andamento dei livelli di salinità negli ultimi anni, dal 1999 al 2010. I dati confermano il crescente incremento dei livelli di sale. Fonte Gruppo Oceanografico dell'INGV


Quali le cause del progressivo crescente aumento di temperature e salinità degli strati profondi? Non è così facile una risposta, tuttavia sembrano contribuire in misura molto significativa fattori quali la generale diminuzione delle precipitazioni e l'aumento dell'evaporazione che sta interessando l'intero bacino.


Mauro Meloni


 METEONOTIZIE DEL 26.07.10

NOTIZIE DAL MONDO

Un'indagine e una riflessione dei geofisici di Accademia Kronos per comprendere perché l'emisfero nord della Terra si è recentemente riscaldato eccessivamente. 


L'attività del nostro Sole da 2 anni è diminuita, sono scomparse le macchie solari; un evento del genere nel quattordicesimo secolo portò tutta l'Europa alla soglia di una piccola era glaciale che terminò due secoli dopo. Questo fenomeno oggi ci dovrebbe nuovamente interessare, visto che le condizioni sono le stesse del quattordicesimo secolo, invece assistiamo su tutto l'emisfero nord del pianeta ad un incremento delle temperature con un caldo insopportabile giunto fino ai paesi scandinavi. Ma se il nostro Sole emette meno energia, perché allora tutto il sistema solare, Terra compresa, si sta riscaldando?  E' questo il paradosso in cui tutti gli scienziati stanno arrovellando le meningi. Per quanto riguarda il nostro pianeta certamente le attività antropiche hanno determinato negli ultimi 50 anni un aumento della temperatura globale di circa 1 grado, ma che la temperatura di Marte in questi 5 o 6 anni sia cresciuta di 4 gradi e di 3 quelle di Tritone e di Plutone e così via per tutti gli altri pianeti, ad esclusione di Urano, vuol dire che esiste un fattore esterno che sta incidendo sulla temperatura di tutto il sistema solare. In tutto questo c'è da constatare che, grazie alla consistente atmosfera terrestre rispetto gli altri pianeti, esclusa Venere, non abbiamo subito gli effetti climatici registrati su Marte e su Tritone, un grande satellite di Saturno, altrimenti sarebbe stato un disastro per tutta la biosfera terrestre.
Ma allora se il Sole è tranquillo ed emette meno radiazioni elettromagnetiche verso i suoi pianeti, a cosa è dovuto questo riscaldamento?
A questo ha risposto un'insigne scienziato russo, Il geofisico Alexei Dmitriev secondo il quale il sistema solare sta entrando in un'area di plasma magnetizzato, un'area che lui chiama la Cintura Fotonica. La prova definitiva di ciò è il riscontrato accrescimento di 10 volte del plasma interstellare nella eliosfera ( la bolla di energia emessa dal sole che avvolge tutto il sistema solare). Insomma siamo entrati in una parte dell'Universo più denso, e questo per effetto della frizione con gli atomi di questa parte del cosmo si genera calore.
La Terra, oltre a compiere quotidianamente un giro completo intorno al proprio asse e annualmente un giro intorno al Sole, si muove anche, insieme al sistema solare, attraverso la Via Lattea che, a sua volta, si sposta nell'universo. L'ipotesi di poter entrare in una regione caratterizzata da condizioni diverse, con un contenuto di energia più elevato, anche per altri scienziati, è molto plausibile. In effetti è ormai scientificamente appurato che lo spazio interstellare non è omogeneo.
A sostegno di questa tesi è il fatto che tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta del XX secolo, nell'atmosfera terrestre ha improvvisamente fatto la sua comparsa una presenza inedita: un numero sempre crescente di particelle di luce dette "fotoni".
A questo punto dobbiamo cominciare a vedere oltre il nostro naso: fino all'altro ieri si disconosceva l'influenza del nostro astro sul clima della Terra, oggi invece è appurato che questo è determinante, ma da questo momento dobbiamo cominciare a valutare anche  l'influenza dello spazio interstellare sulla vita della Terra. Un modo per rivedere molti dogmi scientifici. Ciò però non deve cambia l'impegno internazionale di ridurre i gas serra. Se fino ad oggi la nostra bolla atmosferica ci ha protetti dalle influenze esterne provenienti dallo spazio siderale, domani quando l'avremo riempita di gas serra potrebbe non essere più in grado di proteggerci. E questo dovrebbe farci riflettere molto.

Filippo Mariani



 METEONOTIZIE DEL 12.07.10

NOTIZIE DAL MONDO

A New York 39,4 gradi black out nella Grande Mela e pure Washington al buio NEW YORK

Non si boccheggia solo in Italia. Un’ondata di caldo record si sta registrando negli Stati Uniti, lungo la costa orientale, così come negli stati del Mid West e in Canada. Le temperature più alte sono state registrate a Frederick, nel Maryland, dove si è arrivati a 41,1 gradi, mentre a New York il termometro è salito fino a 39,4 gradi.

Il caldo record, che arriva dopo due settimane in cui si è costantemente registrata una media di 30 gradi, e il conseguente eccessivo utilizzo degli impianti di condizionamento ha provocato dei black out a New York e Washington. Secondo la televisione Ny1, ieri migliaia di edifici di Manhattan Queens, Brooklyn e Staten Island sono rimasti senza elettricità. A Washington per tutta la notte tra lunedì e martedì il centro della città è rimasto senza luce.

 

CALDO KILLER IN ARRIVO IN EMILIA ROMAGNA


Bologna, 11 luglio 2010 - ancora peggio nei prossimi giorni: è previsto un ulteriore aggravamento della attuale ondata di  caldo con possibili disagi per i cittadini residenti nell’area di Bologna e dei comuni limitrofi di pianura. Sono stati allertati i reparti di pronto soccorso, gli ospedali, le case di cura e le strutture di assistenza per gli anziani, i medici e i pediatri di famiglia, e gli infermieri dell’assistenza domiciliare dell’area metropolitana.
 
Telefonando al numero verde 800 562 110, attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, si possono ricevere informazioni sui rischi per la salute e i comportamenti da adottare in caso di ondata di caldo.
Per gli ultrasettantacinquenni e gli anziani fragili, inoltre, Cup 2000 gestisce per conto della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria e dell’Azienda Usl di Bologna il progetto di sostegno e-Care Oldes, servizio di telecompagnia con telefonate a frequenza settimanale, attività di socializzazione presso strutture ricreative, eventuali interventi di assistenza a domicilio.
Disponibile, inoltre, per informazioni il numero verde del Servizio sanitario regionale 800-03.30.33 (gratuito e attivo tutti i giorni feriali, dalle 8.30 alle 17.30, il sabato dalle 8.30 alle 13.30).
Tra le precauzioni per affrontare le ondate di calore, bere molto e spesso anche quando non si ha sete, evitando bibite gassate o contenenti zuccheri e, in generale, bevande ghiacciate o fredde. Evitare alcol e caffeina, fare bagni o docce con acqua tiepida per abbassare la temperatura corporea, utilizzare climatizzatori regolando la temperatura dell’ambiente con una differenza di non più di 6/7 gradi rispetto a quella esterna. Se si utilizzano ventilatori, infine, evitare di rivolgerli direttamente sul corpo.
Particolare attenzione va prestata nei confronti dei bambini molto piccoli, degli anziani con patologie croniche (ad esempio i diabetici che devono assumere insulina o le persone con scompenso cardiaco), di chi ha difficoltà ad orientarsi nel tempo e nello spazio e delle persone non autosufficienti. Attenzione anche per gli anziani che vivono da soli e le persone che lavorano all’aperto o in ambienti nei quali c’e’ produzione di calore.
L’ondata di calore provoca vari disturbi, tra i quali la diminuzione della pressione del sangue, dando luogo a senso di debolezza, vertigini, annebbiamento della vista. È utile in questi casi sdraiarsi e sollevare i piedi.

 


 METEONOTIZIE DEL 12.07.10

NOTIZIE DAL MONDO

Il decalogo: come proteggere la salute degli animali

L'esposizione al caldo eccessivo può provocare l'insorgere di patologie che possono porre in serio pericolo la vita e il benessere dei nostri animali
Il decalogo: come proteggere la salute degli animali

ROMA - Il caldo eccessivo può essere fatale anche per gli animali domestici e per questo il ministero della Salute ha preparato dieci semplici regole da seguire durante la stagione estiva. ''La cura e la tutela del benessere e della salute dei nostri amici animali e' in estate ancora più importante'', sottolinea in una nota il sottosegretario Francesca Martini. ''L'esposizione al caldo - prosegue la nota - eccessivo può provocare infatti l'insorgere di patologie che possono porre in serio pericolo la vita e il benessere dei nostri animali. Bastano però dei semplici ma importanti accorgimenti per passare insieme un'estate serena e in salute''.

Ecco il decalogo:

  1. Non lasciare il cane in auto, neppure all'ombra, e non lasciarlo legato in posti esposti al sole; assicurarsi sempre che abbia dell'acqua fresca ed evitare di portarlo a passeggio nelle ore piu' calde.
  2. Se si sospetta che l'animale abbia un colpo di calore, bagnare subito con acqua tutto il corpo, o almeno collo, ascelle e cuscinetti plantari. Portarlo poi in un posto ventilato e lontano dal caldo. E' opportuno consultare comunque un veterinario il prima possibile.
  3. Non lasciare residui di cibo nelle ciotole perché vengono decomposti dai batteri, che con il caldo si sviluppano velocemente, e possono provocare delle infezioni anche gravi.
  4. Dopo una passeggiata ispezionare sempre accuratamente mantello, orecchie e spazi interdigitali delle zampe per individuare i famigerati 'forasacchi', semi di graminacea, chiamati ariste, proveniente da piante comuni come l'orzo selvatico o l'avena selvatica.
  5. Prestare attenzione anche a quello che il cane può ingerire durante le passeggiate in campagna perché i terreni possono essere concimati o trattati con sostanze anche tossiche e a volte possono essere presenti resti di cibo avariato.
  6. L'aumento della temperatura favorisce lo sviluppo di numerosi parassiti come pulci, zecche, zanzare. A scopo preventivo e' fondamentale effettuare regolari trattamenti antiparassitari secondo le indicazioni del veterinario.
  7. Non tenere gli animali in ambienti eccessivamente condizionati e fare attenzione agli sbalzi di temperatura.
  8. Se si viaggia con gli animali bisogna cercare di evitare le ore più calde e ricordarsi di portare la ciotola per l'acqua e un piccolo asciugamano per rinfrescarlo in caso di necessità. La temperatura interna non deve essere troppo calda ne' troppo fredda. La guida deve essere la più dolce possibile con soste regolari per far scendere il cane dall'auto e farlo bere.
  9. Cuccioli e animali giovani sono i più predisposti al mal d'auto, o cinetosi. I segni tipici sono agitazione, affanno, salivazione eccessiva, eruttazione ed infine vomito. Il veterinario può prescrivere nuovi farmaci efficaci e privi di effetti indesiderati da somministrare prima del viaggio.
  10. Prima di andare in vacanza e' sempre opportuno effettuare un check-up dal veterinario. Per i viaggi all'estero con cani e gatti e' necessario farsi rilasciare il passaporto dai servizi veterinari dell'azienda sanitaria locale.

 METEONOTIZIE DEL 24.05.10

ACCADE NEL MONDO

SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI SCENDE IN CAMPO ANCHE L'OMS


Proteggere la salute degli europei dai cambiamenti climatici

Una pubblicazione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) Europa che affronta il tema in modo molto chiaro e divulgativo.
Esiste ormai un consenso generale sul fatto che i cambiamenti climatici colpiscono la salute intervenendo direttamente sui modelli meteorologici (per esempio con l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi) e provocando indirettamente modifiche alla qualità dell’acqua, dell’aria, alla quantità del cibo, agli ecosistemi, all’agricoltura e alle infrastrutture.
Per fornire informazioni sulla situazione attuale, fare previsioni per il futuro e stimolare la preparazione dei sistemi sanitari alle conseguenze del riscaldamento globale, l’Oms Europa ha pubblicato il rapporto “Protecting Health in Europe from climate change”.

Il rapporto è strutturato con modalità particolarmente attente all’efficacia comunicativa, con evidenti finalità divulgative. Ogni tema affrontato è introdotto da alcune domande [“Qual è il problema?”, “Cosa ne sappiamo?”, “Quali sono le risposte possibili?” oppure “Come ci possiamo adattare?”, e dalle relative risposte.

Il clima sta cambiando

Negli ultimi anni molti Paesi dell’Unione europea hanno registrato un aumento di episodi come ondate di calore, alluvioni e siccità e i cambiamenti climatici sono direttamente collegati alla frequenza e alla gravità di questi eventi. Per il futuro ci si aspetta un ulteriore incremento della temperatura, con conseguenze quali lo scioglimento dei ghiacciai e del permafrost, la crescita del livello del mare e l’aumento degli episodi di precipitazioni violente.

Secondo il rapporto, in particolare ci si aspetta:

  • in nord Europa un aumento delle temperature minime invernali, delle precipitazioni annuali e della frequenza degli eventi di precipitazione estrema;
  • in Europa meridionale e centrale, un aumento delle temperature estive superiori alla media, una diminuzione delle precipitazioni annuali (ma senza la riduzione degli eventi estremi) e un aumento del rischio di eventi siccitosi e delle condizioni di stress idrico;
  • in Asia centrale un anticipo del riscaldamento al di sopra della media globale, il rischio di un aumento delle frequenza degli eventi di siccità, lo stress idrico e la diminuzione della disponibilità di colture nelle aree aride e semi-aride;
  • nell’Artico un anticipo del riscaldamento al di sopra della media globale e, secondo alcune previsioni, la fusione quasi totale dei ghiacci marini estivi verso la fine del Ventunesimo secolo e un rapido scioglimento dei ghiacci permanenti.

Le persone più colpite

Le popolazioni più a rischio per i cambiamenti climatici sono quelle che vivono nelle grandi città, più esposte all’inquinamento, e quelle che vivono nelle aree montuose o costiere, ad alto rischio idro-geologico. Poveri, giovani, anziani e malati, in qualunque Paese o area si trovino, rimangono categorie più a rischio rispetto al resto della popolazione.

Gli effetti sulla salute
Quello che l’Oms si aspetta per i prossimi anni è che i cambiamenti climatici colpiscano la salute di milioni di persone. Gli esperti individuano in particolare una serie di pericoli tra cui:

  • l’aumento dell’impatto che le ondate di calore hanno sulla salute;
  • l’aumento di effetti negativi per la salute determinati dal freddo;
  • l’aumento dell’impatto delle inondazioni;
  • l’aumento della malnutrizione;
  • il cambiamento delle caratteristiche delle malattie legate al cibo;
  • il cambiamento della distribuzione delle malattie infettive e il potenziale contributo all’estensione di specie patogene tropicali e subtropicali;
  • l’aumento dell’impatto delle malattie legate all’acqua, soprattutto nelle popolazioni in cui l’acqua, la sanità e l’igiene personale sono già scarse;
  • l’aumento della frequenza delle malattie respiratorie a causa delle maggiori concentrazioni di ozono a livello del suolo nelle aree urbane e dei cambiamenti nella distribuzione dei pollini.

Come i sistemi sanitari possono affrontare i cambiamenti climatici?

Di fronte ai cambiamenti climatici i sistemi sanitari devono adattarsi alle nuove esigenze di salute della popolazione. La distribuzione dei servizi e la preparazione agli eventi estremi sono due elementi fondamentali per far fronte al riscaldamento globale. Gli addetti al settore sanitario dovranno essere i primi a essere preparati nella prevenzione, individuazione e risposta agli effetti del clima che cambia e le famiglie dovranno sostenere spese sanitarie maggiori.

Tra le azioni da portare avanti per far fronte ai cambiamenti climatici l’Oms Europa mette in particolare in evidenza:

  • il rafforzamento della sicurezza sanitaria;
  • il sostegno alla sanità da parte degli altri settori;
  • la condivisione di buone pratiche con azioni intersettoriali;
  • il potenziamento della forza lavoro sanitaria;
  • lo sviluppo di sistemi d’indagine e di comunicazione;
  • dare il buon esempio rendendo eco-sostenibili i servizi sanitari.

 METEONOTIZIE DEL 10.05.10

ACCADE NEL MONDO

Clima oscuro
di Vincenzo Ferrara


Il nostro pianeta ha un’età di circa 4500 milioni di anni, ma noi, esseri umani, siamo comparsi circa un milione di anni fa, discendenti del “homo erectus”, diventato poi “homo sapiens” circa 150 mila anni fa. In un in periodo di evoluzione umana che è un attimo rispetto all’evoluzione terrestre, abbiamo raggiunto la capacità di incidere e modificare l’intero sistema planetario, in vari modi ma soprattutto attraverso i cambiamenti del clima. Negli ultimi due secoli,  in particolare, abbiamo estratto dal sottosuolo molte centinaia di miliardi di tonnellate di combustibili fossili, e dopo averli bruciati, abbiamo scaricato in atmosfera circa 1500 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. In questo modo, abbiamo fatto in solo due secoli un percorso esattamente opposto a quello che la natura aveva fatto in qualche centinaio di milioni d’anni: ripulire l’atmosfera dall’anidride carbonica e da altri composti, permettendo all’uomo di comparire sulla terra.  Risultato? Siamo giunti ai limiti dell’insostenibilità degli equilibri naturali. In soli 200 anni, le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica, nonostante gli assorbimenti degli oceani e della vegetazione terrestre, sono passate da 280 a 391 ppm (dato di marzo 2010), con un aumento di quasi il 40%, raggiungendo livelli mai toccati, non solo nell’ultimo milione di anni (di cui abbiamo la certezza scientifica) ma neanche, probabilmente, negli ultimi 20 milioni di anni. Bisogna tornare indietro agli inizi del paleocene per trovare valori simili.  E così, il ciclo naturale del carbonio è cambiato. Ma, siccome l’anidride carbonica è un gas serra, la temperatura del pianeta aumenta. Aumentando, la temperatura, aumentano anche le emissioni di altri gas ad effetto serra, come per esempio il metano seppellito (sempre dalla natura) in fondo agli oceani e nel permafrost delle regioni polari, e l’ulteriore anidride carbonica sepolta nel materiale organico dei suoli e del sottosuolo. Ma, se aumentano anche queste emissioni, aumenta ancor più la temperatura. Si sta creando, insomma, una reazione a catena tra anidride carbonica e temperatura di cui non riusciamo a prevedere gli esiti.  Per ora abbiamo sintomi evidenti ed inconfutabili del clima che cambia.
Basta tutto questo per dire che la colpa è solo nostra? C’è dell’altro! Con la crescita della popolazione mondiale, passata da 1 a 6,5 miliardi di persone negli ultimi 200 anni, è cresciuto, in modo sproporzionato ed insostenibile, lo sfruttamemento delle risorse naturali, con il risultato di cambiare le caratteristiche della superficie terrestre, e più in particolare le caratteristiche energetiche, e di scambio di energia, fra tutte le componenti del sistema climatico, cioè dell’atmosfera, degli oceani, della biosfera e della geosfera. Abbiamo cambiato cioé le capacità del sistema climatico di assorbire, emettere e trasferire, attraverso il ciclo dell’acqua e del carbonio, l’energia che ci arriva dal sole e, quindi, l’equilibrio energetico del sistema climatico: equilibrio che si chiama clima globale. Quello che ora preoccupa di più, non è tanto il clima che cambia, ma la velocità del suo cambiamento: ghiacciai polari (ma anche i ghiacciai alpini) che si liquefano ad una velocità impressionante, il livello del mare che cresce a ritmi innaturali, alluvioni e siccità che colpiscono con intensità e frequenza sempre maggiori (Italia inclusa), ecosistemi, compresi quelli mediterranei, che scompaiono o che si modificano rapidamente, ecc. A molti non piace sentir parlare di cambiamenti del clima e preferiscono stendere un velo di silenzio sulla comunicazione. E così, poichè questo inverno ha portato freddo, raffreddori, influenza (altro che riscaldamento climatico) nell’orticello delle nostre case, fa comodo confondere la meteorologia con il clima e scambiare la pioggia che rovina il week end, con i cambiamenti climatici del pianeta. Perciò è passata inosservata la notizia che l’inverno 2009-2010 è stato, a livello globale, il quarto più caldo inverno dal 1880 (da quando cioè ci sono misure attendibili) con un caldo record in Canada, e con una torrida estate australe dell’emisfero sud. Il cittadino medio non sa neanche che il mese di marzo 2010 è stato, a livello globale, il marzo più caldo mai ragistrato a partire dal 1880 e che il surriscaldamento degli oceani ha raggiunto un record assoluto nel marzo 2010: il valore più alto mai registrato a partire dal 1880.
Ma se in Italia l’informazione climatica ed ambientale non circola, o circola in modo deformato, discorso ben diverso è quello dell’Europa dove la consapevolezza dei problemi del clima e dello sviluppo sostenibile è molto più alta. Purtroppo però dobbiamo ammettere che anche nell’Unione Europea, che nel passato aveva giocato un ruolo guida per affrontare i rischi dei cambiamenti climatici e ridurne le conseguenze negative, la situazione è cambiata. Nell’ultima Conferenza di Copenhagen del dicembre 2009, la UE si è, addirittura, defilata, lasciando tutto, o quasi, in mano alla Cina ed agli USA, e ad alcuni supporters come India, Brasile Messico e Sud Africa, che hanno stabilito un accordo a nome e per conto di tutti i paesi del mondo, accordo di cui, però, l’Assemblea dei Paesi ONU ha solo “preso atto”, ma non ratificato. Se molti hanno visto in questo accordo (tanto eclatante quanto generico ed inattuabile), un aspetto positivo, perchè USA e Cina hanno riconosciuto l’esistenza del un problema climatico, tuttavia, non si può vedere anche l’aspetto negativo, legato alla perdita di ruolo e di credibilità storica della Unione Europea. La UE, anche per mancanza di una forte coesione interna, non ha recuperato la sua leadership neanche dopo i recenti “climate talks” di alcuni giorni fa a  Bonn.
Il recupero della UE, ora, deve basarsi sulla capacità di guardare alla riduzione delle emissioni da altri punti di vista e non solo in termini di contabilità ragioneristica alle ciminiere, cosa che favorisce la delocalizzazione delle imprese, il “carbon leakage” ed altre furbizie. Forse, sono maturi i tempi per visioni più integrate di contabilità climatico-amientale e per puntare alla riduzione delle emissioni attraverso la qualità dei prodotti che circolano sui mercati mondiali, certificata in termini di efficienza energetica, di basso contenuto di carbonio e di minimizzazione dell’uso delle risorse naturali. Da tempo si parla della etichettatura di qualità di prodotti e servizi, che riporti la quantità di energia utilizzata per produrli, la quantità di anidride carbonica contenuta (carbon footprint) e l’uso efficiente delle risorse naturali (per esempio l’acqua mediante la water footprint). Sarebbe il caso di introdurla nelle strategie europee di riduzione delle emissioni di gas serra, ed imporla a livello internazionale, fatti salvi i principi di responsabilità e di equità. Lo sviluppo sostenibile dovrebbe, infatti, favorire la crescita del benessere socio economico di ciascun popolo, penalizzando nel contempo l’uso insostenibile di risorse naturali, ma anche l’uso di strumenti e metodi insostenibili con cui si ottiene il PIL. Forse non è facile andare su questa strada, ma certamente è il caso di accendere altre luci sul problema del clima, non di oscurarle.


Roma 21 aprile 2010 - pubblicato su "Terra"


 METEONOTIZIE DEL 03.05.10

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ECODISASTRO SENZA PRECEDENTI IN USA


La macchia di petrolio che sta devastando le coste della Luisiana e della Florida e distruggendo la vita  marina per migliaia e migliaia di Km2 interferisce anche con l'atmosfera, liberando gas irrespirabili e tossici. L'enorme macchia di greggio sta ammorbando l'aria anche a New Orleans. La gente va in giro con le mascherine e chi può si allontana dalla città verso l'interno. Per chiudere le falle in fondo al mare che continuano a vomitare greggio, ci vorrà ancora una ventina di giorni. Si calcola che questo disastro sarà molto più grave di quello del 1989 quando la petroliera  Exxon Valdez si spezzò in due e con il suo petrolio contaminò 1600 Km di coste dell'Alaska


 METEONOTIZIE DEL 03.05.10

ACCADE NEL MONDO

Bollettino NOAA -  Marzo 2010
(di Vincenzo Ferrara)


Marzo 2010 è stato complessivamente a livello globale il marzo più caldo mai ragistrato a partire dal 1880 con una anomalia di 0,77°C al si sopra della media secolare per i mesi di marzo del 20.mo secolo. Il precedente mese di marzo record si era verificato nel marzo 2002. Al raggiungimento di questo recor ha contribuito di più l’emisfero sud che quello nord

Scomponendo i dati tra oceani e continenti si nota che:
La temperatura media superficiale degli oceani ha raggiunto nel marzo 2010 un valore record: il valore più alto mai registrato a partire dal 1880. Il precedente record, per il mese di marzo, si era verificato nel marzo 1998.

Anche se complessivamente le temperature medie continentali sono state relativamente più fredde (posizionandosi, comunque, al quarto posto tra i mesi di marzo più caldi dal 1880), le zone continentali dell’emisfero sud (sud America, sud Africa, Australia ed Antartide) hanno raggiunto valori record di riscaldamento per il mese di marzo.

Andando più in dettaglio sulle aree territoriali si nota anche che nel mese di marzo 2010:
Il surriscaldamento maggiore a livello mondiale è stato raggiunto dal Canada, seguito da una ampia area comprensiva del medio oriente e di parte dell’asia centrale a nord ovest dell’India. Un surriscaldamento rilevante ha colpito anche l’Africa nord occidentale oltre alla maggior parte dei territori dell’emisfero sud. In Antartide, dove i ghiacci in questo periodo sono normalmente in espansione hanno subito, invece, nel marzo 2010, una riduzione del 6,9% (rispetto al periodo 1979-2000).

Freddo al di sotto dei valori normali, invece, in Mongolia, nella Cina settentrionale ed in parte dell’Alaska ma non nel resto della regione artica, dove invece, i ghiacci, sono a livelli di estensione più bassa a partire dal 1979 (da quando si effettuano le misure da satellite).

Infine, va rilevato che:

  • il primo trimestre 2010 (gennaio-marzo) è stato il quarto trimestre più caldo dal 1880. Il record di surriscaldamento appartiene al primo trimestre 2002;
  • le precipitazioni hanno mostrato estremizzazioni anche geografiche: estremi di precipitazioni situazioni alluvionali in aree dell’Asia centro meridionale a nord dell’India e siccità anche marcata in India e nelle aree occidentali confinanti (Pakistan, Afganistan e penisola arabica). Alquanto piovoso il mese di marzo 2010 sull’Europa meridionale, e soprattutto in Spagna. Siccitoso anche tutto (o quasi) il nord America.


 METEONOTIZIE DEL 03.05.10

ACCADE NEL MONDO

Istituiamo il "NO-FLY DAY",  un giorno all’anno di fermo totale di tutti i voli aerei.


La nube vulcanica del vulcano islandese Eyjafjallajokull è stato un evento di straordinaria utilità per l'umanità.
Innanzitutto, le emissioni vulcaniche di ceneri si sono limitate alla media troposfera, senza quindi interessare la stratosfera. Questo significa nessun effetto sul clima (salvo modeste perturbazioni locali) e pochi limitati danni sul territorio locale, contrariamente a quanto avvenuto con altre recenti eruzioni ben più violente come quella del del Pinatubo (1991) e di Monte S. Elena (1980).  In questi casi, le eruzioni, oltre ad impattare significativamente sul clima (anche nell’anno successivo), avevano provocato anche morti, distruzioni e danni rilevanti.
Inoltre, ed è la cosa più importante, imponendo il blocco del trasporto aereo sull'Europa, per quasi una settimana, e causando la cancellazione di un numero imprecisato di convegni, riunioni congressi, ecc., l’eruzione del vulcano islandese ha evitato che fossero emessi, sia dal trasporto aereo sia dalle altre attività umane collegate, molte  migliaia di tonnellate di anidride carbonica: un effetto salutare per il nostro pianeta!
Ora, bisogna cogliere questo insegnamento della Natura ed istituire, da ora in poi, una giornata mondiale "NO-FLY DAY", in cui nessun aereo vola. Siccome il traffico aereo contribuisce  alle emissioni globali di anidride carbonica, del 4% (ma è destinato a salire nei prossimi anni fino al 7%, secondo le proiezioni dell'IPCC) e poichè il traffico aereo induce e favorisce un numero spropositato di riunioni e meetings che si potrebbero tenere benissimo in video-conferenza (o web-conference), il risparmio in emissioni di anidride carbonica di un solo giorno a livello mondiale, potrebbe essere davvero considerevole.
Non è una cattiva idea. Pensateci! La suggerisce un ufficio delle Nazioni Unite (Ufficio di Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite).


 METEONOTIZIE DEL 19.04.10

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L' eccezionale eruzione vulcanica in Islanda potrebbe mettere a repentaglio le prossime estati anche da noi.
Ronciglione, 17.04.10


Geologicamente, l'Islanda è il paese più giovane della terra, ha "solo" 19 milioni di anni  ed è ancora in crescita. E come tutti i giovani è sempre irrequieto e dispensatore di grandi energie. L'Islanda si trova a cavallo tra la placca tettonica eurasiatica e la placca dell'America settentrionale. Le due placche si allontanano lungo la frattura denominata "Dorsale Medio Atlantica" che in Islanda è visibile anche a cielo aperto. La grande frattura atlantica è come una ferita i cui lembi di carne invece di avvicinarsi e rimarginarsi si allontanano permettendo così la fuoriuscita di magma dalle profondità del pianeta, ecco perché si registra una massiccia presenza di vulcani in questa isola: se ne contano circa 130. Sono per lo più vulcani fissurali: la lava, cioè, non fuoriesce da un cratere ma da spaccature della crosta terrestre.
L'eruzione di un vulcano islandese pertanto non dovrebbe preoccupare più di tanto soprattutto quello conosciuto con il nome vichingo di Eyjafjallajokull, anche se non dava più segni di vita da 187 anni. Non è il primo né l'ultimo che darà spettacolo della propria energia interna, ciò che invece preoccupa gli scienziati e la sequenza in crescendo di attività sismiche e vulcaniche a partire dal 2004. E questo fenomeno vulcanico per molti è la dimostrazione che qualcosa sta avvenendo all'interno della Terra. Qualcosa che potrebbe preoccuparci in un futuro non troppo lontano. E' come se Gaia, il nostro pianeta, si fosse svegliato da un lungo letargo ed ora volesse recuperare il tempo perduto dando scossoni violenti lungo le sue placche tettoniche e sbuffando fuoco e fumo anche attraverso vulcani da anni quiescenti. Siamo neppure a metà del 2010 è già si sono verificati terremoti disastrosi e grandi eruzioni vulcaniche come non si registravano da un secolo.
L'eruzione del vulcano Eyjafjallajokull pertanto preoccupa non per la sua naturale attività eruttiva, ma per la sua inaudita violenza tale da creare una nube alta oltre 10 Km in continua espansione e diretta su tutti i cieli del nord Europa. E' una nube gigantesca che trasporta ceneri vulcaniche, molto sottili per natura (diametro inferiore ai 2 mm), ed anche molto abrasive. Pericolosissime per i reattori degli aerei. Da qui il blocco precauzionale degli aeroporti. Ceneri pericolose anche per l'uomo perché possono causare danni all’apparato respiratorio e agli occhi, per questo motivo le popolazioni vicine sono state evacuate. Le previsioni dell’andamento della nube cinerea prevedono come possibili prossime tappe la Polonia e la Germania. Nei prossimi giorni potrebbe arrivare fino a noi, tra la Corsica e la Sardegna.
Il "no fly zone" potrebbe durare ancora per diverso tempo, fin quando i venti di quota non caleranno significativamente d'intensità da ovest verso est. L'ultima volta che questo vulcano ha eruttato, 187 anni fa, la sua attività è durata per quasi due anni, allora però non esistevano gli aerei e quindi questo problema non si poneva. Tuttavia quel fenomeno creò problemi climatici in gran parte dell'Europa del nord.  Le ceneri vulcaniche sono molto sottili è possono rimanere sospese nell'atmosfera anche per diversi anni, propagandosi per tutto il mondo grazie anche ai venti in quota. Ciò determina un filtro tra le radiazioni solari e il suolo terrestre. In passato le eruzioni maggiori hanno alterato significativamente il clima, in corrispondenza di grandi eruzioni si sono verificati anni senza estate, con rilevanti danni all'agricoltura. Si ricordi la grande crisi alimentare dell'Irlanda del 1800.
Pertanto gli scienziati guardano con preoccupazione questo fenomeno perché, se dovesse durare, potrebbe abbassare le temperature di tutto l'emisfero nord del pianeta e cancellare per un paio o più di anni le nostre estati. Ci auguriamo che ciò non avvenga, anche perché dopo un inverno particolarmente freddo, dovremmo meritarci almeno un'estate calda.

 
Il vulcano islandese Eyjafjallajokull

 METEONOTIZIE DEL 12.04.10

ACCADE NEL MONDO

L'EFFETTO SERRA UCCIDE I POCCOLI DI FOCA


(ANSA) - ROMA, 4 APR - Strage di cuccioli di foca in Canada a causa di un inverno caldo che ha portato il ghiaccio a restringersi in alcune zone di riproduzione. Per gli esperti sara' la peggiore annata per i piccoli dal 1981. Le foche dalla sella hanno l'abitudine di partorire i piccoli sulle lastre di ghiaccio vicino alla costa per proteggerli dai predatori. Quest'anno molti esemplari, tra quelli che sono riusciti a raggiungere il litorale, sono finiti in acqua a causa del ghiaccio troppo sottile e sono morti.


 METEONOTIZIE DEL 12.04.10

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THE EARTH OVERSHOT DAY

"The Earth Overshoot Day"  vuol dire esattamente: il giorno in cui si è passato il limite. E' questo per gli scienziati è accaduto due anni fa. Siamo ormai nella fase del non ritorno.


Le variazioni climatiche originate dalle attività umane sembrano essere il principale effetto scatenante la progressiva degradazione e desertificazione dei terreni per la mancanza di acqua, sia nel sottosuolo che a livello di precipitazioni.
Ci sono già movimenti migratori di popolazioni che non riescono più a sopravvivere sul loro territorio e si spostano in zone più fertili ed adatte alla vita umana.

In Africa il lago Ciad è ormai prosciugato, principalmente per la mancanza di precipitazioni, ma anche per i consumi incontrollati e lo sfruttamento intensivo dei pascoli limitrofi.

Il lago Aral sta scomparendo.
Questo rinomato luogo di villeggiatura dell'Asia Centrale, famoso per le sue limpidissime acque, ha dimezzato la sua superficie e ridotto di un terzo il suo volume. Negli ultimi decenni, causa il prelievo sfrenato di acqua nei fiumi che lo alimentano, sono rimasti a secco 400 Kmq di fondali. Al loro posto un arido territorio desertico dove i venti disperdono nell'aria i residui di pesticidi chimici e sostanze inquinanti ridotte in polvere e che prima giacevano sul fondo delle acque. Il ritiro della superficie acquea è ormai cosi imponente che sono recentemente venuti alla luce reperti archeologici risalenti al XIV secolo. Un città delle antiche popolazioni del luogo che costruivano in mattoni e fango e coltivavano a riso grandi appezzamenti di terreno.

Gli scienziati del WWF
mettono in guardia le comunità dallo sfruttare selvaggiamente i terreni per scopi agricoli, senza che vengano rispettati i tempi ed adottate tutte le cautele per garantire i cicli riproduttivi. I numeri sono allarmanti: negli ultimi trent'anni le popolazioni di vertebrati sono diminuite di almeno un terzo, mentre l'impronta ecologica dell'uomo (ovvero il peso della domanda di risorse naturali) ha gia superato il punto critico in misura tale che la Terra non è più capace di rigenerare ciò che viene consumato, ne di assorbire i nostri scarti (emissioni inquinanti, rifiuti....). E' dal 1986 che la Terra non ci basta più...

Nel 2008 l'Earth Overshoot Day
è caduto il 23 di settembre. Da quella data fino alla fine dell'anno, secondo i calcoli del Global Footprint Network (organizzazione che misura l'impronta ecologica degli umani sulla Terra) siamo andati in "rosso", vivendo al di sopra delle nostre possibilità ecologiche. Questo debito verrà scontato dai nostri figli e nipoti. Se tutti gli abitanti del Pianeta avessero uno stile di vita come gli americani, occorrerebbero le risorse di 5,4 "Terre". Se la Terra fosse abitata da soli Canadesi bisognerebbe moltiplicarla per 4,2, per 3,1 se Britannici, per 2,5 se Tedeschi. Gli italiani sono indietro in questa classifica ma, per estendere le nostre abitudini a tutto il globo, occorrerebbero sempre e comunque almeno 2 "Terre".

Se l'attuale ritmo di consumo di acqua, suolo fertile, risorse forestali e specie animali non muterà, secondo il WWF nel 2050 di pianeti ce ne vorranno due.
Ma, quel che è peggio, circa 3 miliardi di persone potrebbero essere coinvolti in guerre per il controllo e lo sfruttamento delle risorse di acqua dolce.
Regioni della Terra già in tensione per questa esigenza primaria sono quelle attraversate dai fiumi Tigri ed Eufrate, la parte terminale del bacino del Gange in India, il comprensorio del fiume Giordano e quello del Colorado, tra USA e Messico.
I territori della Spagna meridionale stanno pensando di approvvigionarsi dal fiume Reno per porre fine alla loro cronica siccità.

 


 METEONOTIZIE DEL 5.04.10

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2009/2010 IL PRELUDIO PER UNA NUOVA ERA GLACIALE?

L'inverno appena trascorso ha portato tanta neve, ghiaccio, pioggia e uragani in Europa. Fenomeni meteorologici che non si registravano da decenni e nel caso dell'ultimo uragano che non si registrava dal 1992. Qualcuno, anzi molti, hanno polemicamente accusato noi ambientalisti e climatologi di terrorismo ambientale. -" Altro che riscaldamento globale, qui siamo alle soglie di una nuova era glaciale!"- Questa affermazione è apparsa su un noto quotidiano circa un mese fa. Ma questo giornale, poco informato, non diceva che nel frattempo nel centro sud del continente americano non pioveva da mesi e che in Australia si erano registrate temperature vicine ai 50 gradi. E' vero, il grande inverno, come non si registrava da decenni, ha interessato tutto l'emisfero nord del pianeta, ma c'è una spiegazione in tutto questo e, guarda caso, è legata proprio al riscaldamento globale del pianeta.
Ecco i fatti: Generalmente sul polo nord, nella stratosfera, si forma tra l'autunno e l'inverno un vortice d'aria a - 50° che gira in senso antiorario. Ciò determina un clima, soprattutto in Europa e a causa delle molteplici perturbazioni atlantiche, umido e non eccessivamente freddo; mentre le correnti gelide sono relegate al polo nord e sulla Siberia e sull'Alaska. Questa è la situazione "standard". Questa volta invece si è registrata, in maniera anomala, nella stratosfera sopra il polo un aria più calda, di oltre 10°. Ciò ha causato l'allargamento del vortice e la sua interferenza sulle correnti fredde che, invece di interessare solo le estreme regioni nord del continente americano e della Russia, sono state spinte più a sud fino ad entrare nel Mediterraneo. Ciò ovviamente ha determinato un gran freddo e con la complicità delle perturbazioni atlantiche si sono avuti fenomeni di uragani e di alluvioni.
Qualcuno continua a dire che la colpa di tutto ciò è solo del Sole che da due anni è "in riposo". Noi diciamo che è anche colpa del Sole, ma soprattutto del lento ed inesorabile riscaldamento terrestre.
A quel quotidiano che ha sparato in prima pagina notizie sull'imminente nuova era glaciale rispondiamo che prima di fare queste affermazione sarebbe il caso di informarsi meglio.
E allora come sarà la prossima estate? C'è chi dice fresca e piovosa, c'è invece chi dice siccitosa e caldissima. Insomma, mettetevi d'accordo scienziati e studiosi altrimenti avremo sempre giornali che "la spareranno grossa".


 METEONOTIZIE DEL 5.04.10

ACCADE NEL MONDO

NEW MOORE - UN'ALTRA ISOLA INGIOTTITA DAL MARE

Situata nell'Oceano Indiano con i suoi 10 Km quadrati di superficie e contesa tra l'India e il Bangladesh è ora finita sott'acqua. Era a soli due metri dal livello del mare ed ora sta sotto qualche centimetro d'acqua. Questo non vuol dire che il mare si è alzato di due metri, se così fosse stato addio a migliaia di altre isolette ed atolli, nonché di molte città costiere. Il fatto è che gli ultimi tifoni violenti e altri fenomeni meteorologici ne avevano già ridotto la superficie. Ora con l'innalzamento dei livelli di tutti i mari della Terra ha fatto la fine di"Atlantide". Per fortuna l'isola non era abitata e quindi nessuno si è dovuto spostare in altre isole. Cosa invece già avvenuta lo scorso anno in un paio di isolette del Pacifico. Con questa siamo alla quattordicesima isola persa per sempre. E poi c'è qualcuno che ancora non crede all'effetto serra!

Domenicana e le Bahamas.


 METEONOTIZIE DEL 15.03.10

ACCADE NEL MONDO

Da: "Le Scienze" di marzo

I modelli matematici più recenti indicano  che nel corso del XXI secolo il numero degli uragani diminuirà. Una buona notizia, che però ora trova il suo contrappasso in uno studio, pubblicato su "Science", secondo cui a questa diminuzione corrisponderà una frequenza maggiore degli uragani più violenti, ovvero di tempeste tropicali di categoria 4 e 5, il massimo della scala. In particolare le simulazioni realizzate da Morris Bender, della National Oceanic and Atmospheric Administration, hanno mostrato che il rischio più grande di essere travolti da una tempesta tropicale violentissima riguarda soprattutto la costa sud-est degli Stati Uniti, dove l'uragano Katrina ha già colpito duramente la città di New Orleans, Haiti, la Repubblica Domenicana e le Bahamas.


 METEONOTIZIE DEL 08.03.10

ACCADE NEL MONDO

L’URAGANO DELL’EUROPA DEL NORD


(Afp)


Già da qualche anno, nelle nostre newsletter si paventava il rischio che i cambiamenti climatici potessero innescare situazioni di uragani anche in Europa. E’ così è stato. Purtroppo a subire la violenza di una tempesta simile a quella che solitamente si abbatte sul golfo del Messico, è stata la Francia del nord dove sono morte 50 persone. Il violento fenomeno meteorologico per molti scienziati è attribuibile anche alla diminuita attività solare di questi ultimi due anni. Meno macchie solari, minor vento solare, particelle di elio che impattano in maniera minore rispetto al passato nella nostra stratosfera, secondo gli scienziati, comportano un aumento della nuvolosità su tutto il pianeta, con conseguenti maggiori precipitazioni nevose e piovose. Quindi, oltre al fenomeno dei cambiamenti climatici in atto, ora ci si mette anche la nostra stella. Gli stessi terremoti che stanno interessando, e a volte devastando con inusuale potenza le coste degli oceani Pacifico e Indiano, per alcuni scienziati sono attribuibili sempre al Sole, in quanto diminuita l’interazione elettromagnetica tra Sole e Terra.  E comunque un dato di fatto che da circa 2 anni si stanno muovendo più del normale le principali faglie tettoniche del pianeta. Da qui attività sismiche ravvicinate nel tempo e, come nel caso del Cile, di una eccezionale forza distruttiva.
Anche l’Italia è tra due placche tettoniche, quella Euroasiatica e quella Africana, lo scorso anno l’Abruzzo ne ha assaggiato la potenza, speriamo che il fenomeno generale possa rientrare nella normalità e bloccare ulteriori catastrofici terremoti.

 


 METEONOTIZIE DEL 1.03.10

ACCADE NEL MONDO

Inquinamento e rifiuti. Gli amici di Daily Planet ci segnalano che nel cuore dell’Oceano Pacifico si è concentrata una mole di rifiuti galleggiante, e chi l’ha vista l’ha descritta come un’immensa zuppa colma di pezzi di verdure in mare aperto. Le maggiori aree identificate sono due: una a largo del Giappone e un’altra ad ovest della Penisola Californiana. Si stima che la superficie occupata dall’immondizia sia pari a 10 volte la Francia (per l’esattezza 4.906.000 chilometri quadrati), profonda 30 metri e sia complessivamente di 3.500.000 tonnellate.
Queste piattaforme di pattume nel centro dell’oceano si sono create attraverso gli scarichi fluviali, i rifiuti prodotti da piattaforme petrolifere, navi e scarichi abusivi. E i rifiuti sono confluite in queste due zone a causa del movimento delle correnti marine. L’intensità delle correnti marine diminuisce a mano a mano che le spirali e i vortici creati dalla circolazione atmosferica procedono verso il centro, dove la turbolenza risulta pressoché nulla. Ebbene, nel cuore di questa spirale oceanica i materiali plastici dispersi si aggregano a tal punto da formare immense isole di plastica.
L’impatto ambientale è tale da far parlare di catastrofe ecologica, le cui vittime sono uccelli marini, balene, delfini e tartarughe che muoiono a causa dall’ingestione di piccoli frammenti di polietilene. Ciò avviene poichè il sole fotodegrada la plastica riducendola in polimeri altamente tossici che si mischiano subdolamente al plancton.
Anche il Mediterraneo troviamo quantità enormi di rifiuti raggruppate in “correnti di plastica”: la prima è situate fra Cagliari e le Isole Egadi e l’altra tra La Spezia e l’Arcipelago Toscano


 METEONOTIZIE DEL 15.02.10

ACCADE NEL MONDO

RISCONTRI STORICI SULLE GRANDI ONDATE DI FREDDO SULL’EUROPA E UN APPROFONDIMENTO SULL’INFLUENZA DELLA CORRENTE DEL GOLFO SUL CLIMA DELLA TERRA

Marco Rossi

Generalmente è nel mese di Febbraio che l'Italia viene colpita dalle ondate di freddo più dure che attraversano il nostro Paese, grazie al fatto che è in questo mese che nelle zone artiche polari e continentali si raggiungono i valori minimi più bassi.
Il periodo tra il 10 ed il 15 Febbraio è stato di frequente interessato da forti invasioni di aria fredda, come accadde nel 1929, o nel 1956, o nel caso della nevicata romana del Febbraio 1986.
Il mese di Febbraio del 1929, analogamente a quanto si verificò nel 1956, era già iniziato in modo duro, per la nostra Penisola, interessata da una forte ondata di gelo russo il primo giorno del mese.
Il secondo e più intenso Polo Freddo giunse proprio il giorno 11 Febbraio, innescando un'ondata di maltempo e di neve che interessò tutto il Centro Nord per quattro giorni consecutivi.
In tale giorno l'Anticiclone Russo continuava ad inviare aria molto gelida sulla nostra Penisola, mentre contemporaneamente un blocco di aria fredda dal Nord Europa entrava dalla porta del Rodano per tuffarsi sul Mar Ligure, dando origine ad una circolazione depressionaria su tutto il Tirreno.
Molto gelide erano le temperature sull'Europa Centro Orientale, con minime comprese tra -25° e -33° tra Germania, Polonia, Ungheria.
In Italia le prime nevicate caddero in Emilia (35 cm a Bologna), ed iniziarono anche sulle pianure toscane.
Il 12 Febbraio 1929 i minimi barici si portarono sul Tirreno Centrale, ed iniziò il maltempo diffuso, e nevicate forti e diffuse su tutto il Centro Nord italiano, con venti forti da nord est e temperature di parecchi gradi sotto lo zero.
Il giorno 13 Febbraio il manto nevoso assunse altezze di tutto rispetto: 80 cm a Parma, 60 cm a Ferrara, 50 cm a Ravenna, 70 cm ad Ancona ed Udine, ma anche 40 cm a Pistoia, 30-40 cm a Firenze, Livorno, Lucca.
Le temperature si abbassarono a livelli bassissimi: Torino registrò -7°C, Genova -9°C, Livorno -4°C, ed Ancona -6°C.
Dal tardo pomeriggio iniziò anche la neve su Roma.
Il maltempo si attenuò poi il 15 Febbraio, quando, tuttavia, le temperature scesero fino al livello di -15,6°C a Trieste, -15°C a Milano Brera, -15,5°C a Torino, -25°C a Ravenna, -27°C ad Anzola, in Emilia.
E' da annotare come il grande freddo del 1929 abbia interessato sì quasi tutto il mese di Febbraio, ma abbia raggiunto il culmine proprio nei giorni tra l'11 ed il 15, date interessate da altre ondate di freddo "storiche" per la nostra Penisola.

Marco Rossi

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Il clima attuale è diverso, se pur non di molto, da quello della prima metà del secolo. Secondo molti studiosi di climatologia, però, tutto ciò è normale dato che le variazioni climatiche ci sono sempre state nella storia del nostro pianeta. Anzi, se nella parola “clima” è possibile includere anche le vicende giornaliere del tempo, diventa facile intuire che il mutamento avviene in ogni istante: dalle raffiche di vento che si verificano in una frazione di minuto, alle variazioni lentissime compiutesi in migliaia di anni durante le ere geologiche. Ogni fenomeno, pertanto, ci offre la prova che il clima è in costante fluttuazione.
Inoltre se consideriamo soltanto le vere oscillazioni del clima, tralasciando i fenomeni di breve durata legati all’evoluzione giornaliera delle condizioni atmosferiche, è doveroso rilevare in primo luogo che queste, in certe epoche, sono state di grande entità, così da sconvolgere il paesaggio naturale. Le più forti variazioni della temperatura, e di conseguenza dell’ambiente geografico collegato con il clima, si sono verificate al passaggio da una glaciazione a una fase di clima caldo (o almeno mite) e viceversa, sia in quelle regioni che in momenti diversi sono state ricoperte e poi liberate dalle calotte glaciali, sia nelle aree immediatamente contigue all’espansione dei ghiacci.
Se il clima è animato da un costante mutamento, ciò avviene come risposta a varie cause oscillanti, alcune delle quali di carattere planetario o regionale (le eruzioni vulcaniche, le variazioni della copertura vegetale), altre dovute all’azione diretta dell’uomo sull’atmosfera (i molteplici inquinamenti causati dalle nostre attività).
Non va trascurato, inoltre, che secondo autorevoli astronomi britannici il sole in un ciclo di 11 anni passa da un aspetto senza macchie a uno maculato, con macchie scure. Nel XVII secolo il periodo del gelo del Tamigi coincise di fatto con la totale assenza di macchie solari, una conferma questa della teoria che attribuisce ai periodi di debole attività del Sole, quindi con meno macchie, una Terra più fredda.
Altre variazioni cicliche di lunga durata sono imputabili ad alcuni movimenti della Terra nello spazio, al punto di dar luogo nel loro insieme, a sensibili variazioni della radiazione solare incidente sulla Terra e di conseguenza anche a vere e proprie anomalie climatiche.
Nel presente articolo intendo occuparmi particolarmente dell’influenza sul clima causato dai grandi moti oceanici, con riferimento alla “Corrente del Golfo”.
E’ noto, da tempo, che le grandi correnti marine rappresentano un fattore essenziale della distribuzione del calore e di umidità su tutta la superficie terrestre, e che gli oceani, nel loro complesso, trasportano oltre metà del flusso globale di calore dall’equatore ai poli; essi, dunque, hanno un ruolo importante come fattori climatici.
Ne consegue che le variazioni della loro energia interna rappresentano delle cause altrettanto importanti dei mutamenti periodici o aperiodici del clima.
È vero, peraltro, che spetta alle correnti della bassa troposfera, come gli “alisei” , fornire l’impulso ai grandi fiumi oceanici.


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A parte la loro insostituibile funzione a scala globale, gli oceani hanno un influenza importante sul clima anche su particolari spazi, naturalmente di grande estensione: sono note, a tale riguardo, le condizioni molto favorevoli di cui godono tutte le coste atlantiche dell’Europa.
Quindi è opportuno prendere le mosse dalla famosa “Corrente del Golfo” (in inglese “Gulf Stream”), una corrente calda che sposta ben 74 milioni di metri cubi d’acqua al secondo alla velocità di 1 m/s. La Corrente del Golfo nasce nel Golfo del Messico dove grandi masse d’acqua vengono surriscaldate dall’azione dei raggi solari e poi tendono a risalire verso Nord deviate dalla rotazione terrestre. L’impronta di tale corrente oceanica è addirittura visibile fino a 11 Km di altitudine e coinvolge tutta la troposfera, dove innesca fenomeni atmosferici in grado di alterare il clima globale.
Parte della Corrente del Golfo arriva a lambire le coste dell’Inghilterra, Irlanda, Norvegia, Islanda, riuscendo addirittura a superare Capo Nord, toccare la penisola di Kola e, più attenuata, anche il mare di Barents (per intenderci siamo al di là del circolo polare artico!). La corrente, spostandosi verso Nord, cede il suo calore diventando sempre più fredda e salata, per poi invertire il suo percorso e tornare indietro, senza cedere, però, il freddo accumulato.
Con maggior impegno esplicativo. All’ “andata”, essendo più calda e più leggera, la Corrente del Golfo è presente nell’immediata superficie del mare, può cedere il suo calore all’aria circostante e riscaldare di conseguenza anche le terre vicine. Al ritorno, invece, essendo molto più fredda e salata, è di fatto molto più “pesante” e resta al di sotto delle acque superficiali, senza riuscire a raffreddare le zone che aveva precedentemente riscaldato.
Grazie a questo procedimento chimico-fisico, regioni a latitudini elevatissime hanno un clima incredibilmente mite rispetto alle aree geografiche del Nord America o asiatiche poste alla stessa latitudine.
La Corrente del Golfo, inoltre, ha anche effetti che potremmo definire “riflessi”. Infatti, limitando l’espansione dei ghiacci e del freddo, senza abbondanti precipitazioni nevose sull’Europa nord orientale, fa sì che l’ “Effetto Albedo”, a causa delle esigue nevicate, sia limitatissimo e che il fronte polare sia molto più alto rispetto ad altre zone del Mondo. Ad esempio il clima della Polonia, Germania, Boemia, Repubblica Ceca, Slovacchia è molto meno freddo di altre zone alla stessa latitudine e alla stessa distanza dal mare, come possono essere il Canada o il bassopiano Sarmatico orientale.
La sopravvivenza della corrente del Golfo è legata a un equilibrio di salinità del mare, nel senso che se la salinità scende oltre un certo livello allora la Corrente del Golfo potrebbe attenuarsi o addirittura bloccarsi.
A tale proposito numerosi studiosi della storia del clima hanno, dopo attenti studi, affermato che la serie di inverni rigidissimi che investirono l’Europa nel medioevo, fu causata da un blocco della Corrente del Golfo dovuto a un pregresso riscaldamento climatico (molto probabilmente per una più intensa attività solare) che fece sciogliere grandi quantità di ghiacci presenti nella Groenlandia, che, alterando in tal modo quel delicatissimo equilibrio di salinità, avrebbe provocato un suo “inceppamento”.
Da varie documentazioni storiche, infatti, si evince che nel periodo compreso tra il 1000 e il 1200 regnò quello che è noto come “optimum climatico medioevale”, caratterizzato da temperature che toccarono il loro apice di caldo. I ghiacciai si ridussero al minimo o addirittura scomparvero e i passi alpini erano senza neve; inoltre, la presenza di alcuni villaggi costruiti ad alta quota e distrutti successivamente dall’avanzata glaciale, testimoniano un clima decisamente mite.
Ed altre notizie come la presenza frequente di aurore boreali a latitudini mediterranee (che fanno pensare a un’attività solare marcata), la colonizzazione della Groenlandia da parte dei Vichinghi, la coltivazione della vite in Inghilterra fin quasi alla latitudine della Scozia, fanno pensare ad un clima decisamente caldo, in particolare durante il periodo estivo.
Ma improvvisamente, tra il 1197 e il 1203, per 7 anni consecutivi, il ghiaccio circondò l’Islanda, e nell’ultimo anno addirittura nei mesi di Luglio ed Agosto.


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Il clima subì un forte raffreddamento su tutto il Continente Europeo e iniziò un periodo freddo di lunga durata che portò alla progressiva scomparsa della coltura della vite in Inghilterra, una serie di inverni rigidissimi (nel 1205 gelò il Tamigi a Londra, nel 1216 gelò il Pò) e l’avanzata dei ghiacciai Alpini a livelli molto maggiori degli attuali (tra il 1220 e il 1350).
Un cambiamento del genere fa nascere il sospetto, secondo una consistente scuola di pensiero climatologica, che alla base vi fosse un calo improvviso e generalizzato delle temperature delle acque nord-atlantiche, dovuto, molto probabilmente, a una sensibile attenuazione della Corrente del Golfo.
Quali sono le prospettive future? Difficile dirlo con certezza, ma il Prof. Robert Gagosian, direttore del “Woods Hole Oceanographic Institution” nel Massachusetts, ha teorizzato che con il riscaldamento globale esiste un concreto pericolo che la Corrente del Golfo diminuisca la sua intensità a causa delle quantità sempre maggiori di acqua dolce, dovute allo scioglimento dei ghiacci, che si riversano nell’Oceano Atlantico.
Si avverte che uno “spegnimento” improvviso della Corrente del Golfo potrebbe portare nell’arco di soli 10 anni, gran parte dell’Emisfero Settentrionale, a confrontarsi con inverni rigidissimi.
L’Europa sarebbe la regione più colpita dagli effetti del raffreddamento climatico, subendo un calo di 3,5°C della temperatura media.
Gran Bretagna e Irlanda verrebbero interessate da un clima quasi paragonabile a quello che attualmente si ha in Islanda, mentre l’Islanda stessa diventerebbe una succursale del Polo Nord, praticamente inabitabile, se non per le missioni scientifiche come accade in Antartide.
Il Mediterraneo sicuramente risentirebbe in misura minore degli effetti di questo fenomeno, ma abbonderebbero comunque i periodi freddi con incursioni gelide per opera di correnti siberiane o polari; il mare, poi, genererebbe quei contrasti termici e quel contributo umido in grado di alimentare depressioni locali che, alimentate dall’aria fredda, produrrebbero, molto probabilmente, frequenti e abbondanti nevicate. La neve al suolo per lungo tempo diventerebbe la norma negli inverni di molte regioni europee ed anche italiane.
Ma quanto è realistico questo scenario? I dati a disposizione del “Woods Hole Oceanographic Institution”, indicano importanti cambiamenti di salinità dal 1960. L’aumento della quantità di acque fresche che affluiscono nell’Atlantico Settentrionale, già in atto da diverso tempo, sta attualmente diluendo le acque superficiali di questa importante porzione di oceano, che, solcato dall’acqua della Corrente del Golfo, ne sta alterando la concentrazione salina, rischiando in tal modo di inceppare il meccanismo di affondamento. Questa tuttavia è solo una delle teorie sul cambiamento climatico (seppure molto accreditata) che, in aggiunta alla mancanza di dati sufficienti e convincenti e di una “teoria unificatrice” capace di tenere conto di numerosi fattori di influenza, per il momento non consente ai climatologi di dare una risposta precisa sul clima che ci aspetta nei prossimi decenni.

Nota (fonte Wikipedia): gli alisei sono venti costanti della fascia tropicale, spirano nell’emisfero boreale da Nord-Est verso Sud-Ovest e nell’emisfero australe da Nord-Ovest verso Sud-Est. Sono causati dal gradiente barico, cioè dalla differenza di pressione atmosferica tra le fasce tropicali (dove è più alta) e la zona equatoriale (dove è più bassa) e vengono deviati verso ovest dalla “forza di Coriolis” e dalla rotazione dell'asse terrestre. Gli alisei sono stati importantissimi nella navigazione oceanica a vela, come prova il fatto che le circumnavigazioni del Globo venivano sempre effettuate andando verso Ovest. Conosciuti da lungo tempo, furono sfruttati anche da Cristoforo Colombo per i suoi viaggi verso le Indie che portarono alla scoperta dell'America.

Olivieri Bernardo (El Niño)


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