A grande richiesta proponiamo un servizio apparso recentemente in una nostra newsletter inviata solo alle sezioni e ai referenti territoriali che è servito ad alcuni di portare avanti con coraggio posizioni contro il bluff dell'eolico.
Tutto ciò che travalica il livello di equilibrio e di correttezza nel contesto della salvaguardia dell'ambiente e dei rapporti civili tra gli uomini, ci trova critici e disposti ad intervenire anche energicamente. Sulla questione energia Accademia Kronos, ovviamente, sta dalla parte di chi la produce pulita da fonti rinnovabili. La nostra Associazione però non accetterà mai di stare dalla parte dei furbi, di quei falsi ambientalisti il cui benessere dell'ambiente e la tutela del paesaggio “interessano” solo se rappresentano un buon business.
Queste persone, molte delle quali in passato vendevano automobili, capi di abbigliamento, case al mare e in montagna, nonchè formaggi e salumi, improvvisamente si sono scoperte ecologiste impegnate. Grazie a questa improvvisa illuminazione, ora cercano di proporre e propinare ai nostri politici e amministratori soluzioni magiche e panacee per bloccare l'effetto serra e ridurre l'uso dei combustibili fossili. In tutto questo purtroppo c'è da registrare che alcuni politici e amministratori pubblici, in buona o in cattiva fede, li ascoltano e con loro firmano accordi.
Il tutto è iniziato da quando questi “venditori” hanno scoperto il business energia. Hanno iniziato dieci anni fa cercando di convincere l'opinione pubblica che la soluzione dei problemi risiedeva nella realizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica da biomassa. Cioè bruciare legno per mandare avanti caldaie capaci di far girare con la pressione del vapore delle turbine per produrre energia elettrica. Qualcuno nel frattempo e per fortuna, si è accorto che l'applicazione di questo progetto su tutte le regioni italiane avrebbe provocato due fenomeni: il disboscamento dell'intera penisola e la partecipazione alla distruzione delle foreste brasiliane o dei boschi della Slovenia. Oggi il progetto nella sua totalità è stato abbandonato, anche se ogni tanto qualche comunità montana prova a presentare alla propria regione soluzioni incentrate su centrali elettriche a biomassa.
Purtroppo non ha avuto la stessa battuta d'arresto il pazzo progetto della centrale elettrica a carbone di Civitavecchia, nonostante le rimostranze del mondo scientifico e dei cittadini, anzi tra qualche mese dovrebbe iniziare a funzionare.
Anche il “business” dell'eolico resta in piedi, anzi, gode di nuova linfa.
A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che noi di Accademia Kronos siamo i soliti ambientalisti isterici, che negano e bloccano tutto, lo stesso progresso. Ma chi ci conosce sa bene che non è così. In più occasioni abbiamo espresso il nostro assenso a progetti che
utilizzano il sistema del singas, della produzione di energia elettrica dalle celle a combustibile, dall'idrogeno e soprattutto dal solare. Ci siamo anche esposti contro le contestazioni a volte immotivate di ambientalisti locali contro gli impianti di rigassificazione ( noi portiamo avanti progetti di impianti di rigassificazione posizionati su piattaforme marine ad almeno 8 miglia dalle coste). Tutto questo per dire che abbiamo un preciso progetto per uscire in almeno 10 anni dal vincolo dell'inquinante combustibile fossile. Ma se le prospettive e le volontà dei potenti del nostro Paese sono altre, allora anche i nostri progetti restano sulla carta.
Ma torniamo a parlare del “business” eolico, per ribadire il nostro deciso NO, confortato questa volta da un servizio di Panorama che ha riportato l'autorevole parere di uno scienziato dell'ENEA, responsabile delle fonti rinnovabili.
Da Panorama dell'11/1/2007:
Pochi vantaggi, troppi rischi
Lo afferma Domenico Colante, responsabile ENEA fonti rinnovabili.
E' stato uno dei primi in Italia a fare propagande all'eolico. Oggi Domenico Colante, responsabile per 13 anni del settore fonti rinnovabili all'Enea, è diventato uno dei suoi critici.
-“Nel Piano Energetico Nazionale 1988, L'Enea prevedeva l'istallazione di pale eoliche per massimo di 600 – 1.000 megawatt, rispettando le zone paesaggisticamente pregiate” – spiega. – “Oggi siamo a 1.800 mW e si vuole arrivare a 8-10mila. Assurdo!”
Perché?
Se le mettessimo in fila, avremmo 2.700 km di torri eoliche in un Paese che è lungo al massimo 1.200 km . Uno scempio ambientale senza precedenti. E oltretutto non risolveremmo il problema energetico: 8mila mW di potenza istallata produrrebbero 16 terawatt/ora di elettricità, che coprirebbe si e no il 4,5 per cento del fabbisogno elettrico nazionale. Ridurremmo le emissioni di anidride carbonica solo dell'1,5 per cento. Ci conviene giocarci ambiente e paesaggio per così poco?”
Ma in Germania hanno già istallato impianti eolici per 18mila mW.
“ In Germania c'è una media di 3.500 ore di vento l'anno. In Italia nei siti appenninici, siamo a 1.800 ore: troppo poco. Se non ci fossero gli incentivi pubblici, gli impianti non sarebbero nemmeno competitivi.
Si potrebbero costruire più impianti?
La rete elettrica nazionale è in grado di reggere un apporto da eolico pari a 5 – 6mila mW, non di più. Perchè il vento è inaffidabile e intermittente: se non soffia non produce energia e bisogna approvvigionarsi in un altro modo. Ma abbiamo visto tutti che cosa è successo il 28 agosto 2003, quando sono mancati i 4mila mW che compriamo dalla Francia: un blackout interminabile. Figuriamoci quando ne potrebbero mancare, di colpo perché non c'è più vento, 5 – 6 mila.”-
ELM